Sentiero Natura ▶️ Il ruolo vitale del legno morto
Nel bosco gli alberi morti o morenti non sono un problema, bensì una risorsa di fondamentale importanza per la salute dell’ecosistema. Dove noi vediamo disordine, ci sono i presupposti per una ricchissima biodiversità. Nel legno morto ci sono cibo e rifugi per una moltitudine di specie, che in tempi più o meno lunghi degradano la materia liberando elementi essenziali che tornano nel suolo a disposizione per la vita vegetale.
Nel bosco, troviamo il legno morto in diverse forme:
A – tronchi e rami caduti al suolo, che vengono degradati in maniera relativamente rapida da batteri, funghi e animali invertebrati
B – alberi morti in piedi, in cui la decomposizione è rallentata e che diventano importanti rifugi per molti uccelli e mammiferi, tra cui tante specie di pipistrelli
C – la parte morta degli alberi ancora vivi, come l’interno del tronco e rami e rametti, che ospitano all’interno le ife di moltissime specie di funghi, le larve di molteplici specie di insetti e, sulla superficie, licheni arboricoli e muschi.
1 – Picchio nero (Dryocopus martius)
È la specie al vertice della catena alimentare del legno morto, nutrendosi di invertebrati che vivono al suo interno, in gallerie scavate nei tronchi. È una specie comparsa da poco tempo in provincia di Parma, a metà degli anni dieci del XXI secolo, nel corso di una colonizzazione dell’Appennino (proveniente dalle Alpi), favorita proprio dall’aumento di boschi maturi e ricchi di legno morto.
2 – Formica carpentiere (Camponotus sp. pl.)
Formiche (a) appartenenti a diverse specie, spesso di grandi dimensioni, una parte delle quali costruisce i propri formicai nel legno morto, scavando complesse reti di tunnel (b) con la forza delle proprie mandibole. Sono il principale cibo del picchio nero.
3 – Bostrico (Scolytus sp.)
Coleottero (a) parassita di alberi viventi, le cui larve si nutrono a spese di libro e cambio, gli strati di cellule vegetali vive al di sotto della corteccia, lasciando curiose gallerie ramificate (b). Quando l’infestazione è molto ampia, può causare la morte dell’albero, promuovendo la produzione di nuovo legno morto. Molto noto è il bostrico dell’abete rosso (Ips typographus), che sta causando grandi morie nelle Alpi orientali.
4 – Ape legnaiola (Xylocopa violacea)
Da molti confusa con il calabrone, questo insetto (a) è la più grande specie di ape europea, con un importante ruolo di impollinatore attivo tutto l’anno, anche in inverno se la temperatura lo consente. Depone le uova in cellette costruite dentro una galleria scavata nel legno morto, assieme a scorte di polline con cui la larva (b) si nutre fino a completa maturità.
5 – Longicorno (Morimus asper)
Coleottero cerambicide abbastanza comune, la forma adulta (a) dalle lunghe antenne compare nei mesi estivi, mentre le larve (b) caratterizzate dal capo prominente, si sviluppano per 3-5 anni in gallerie che scavano nel legno morto, di cui si nutrono. L’insetto adulto è molto longevo, vive quasi due anni sopravvivendo all inverno e riproducendosi una seconda volta a primavera.
6 – Cervo volante (Lucanus cervus)
Coleottero lucanide che grazie alla maggiore abbondanza di legno morto nei boschi attuali, grazie a nuove regole di gestione, sta tornando comune dopo decenni in cui si era molto rarefatto. Il maschio (a) è caratterizzato dall’enorme sviluppo delle mandibole, che non usa per cacciare ma per i combattimenti con altri maschi allo scopo di conquistare la femmina (b). La vita da adulto del maschio è di poche settimane, all’inizio dell’estate; la femmina invece può sopravvivere fino all’autunno. La larva (c) ha invece una vita molto lunga, dai 3 ai 9 anni, in cui si nutre digerendo le ife di funghi responsabili della decomposizione del legno (carie bianca), al contatto col suolo.
7 – Fungo dell’esca (Fomes fomentarius)
È un fungo che si sviluppa, come micelio, all’interno dei tessuti vivi di querce, aceri, tigli, ciliegi e altre latifoglie, soffocandone i vasi ed uccidendo la pianta, dopo di che da parassita l’individuo diventa decompositore, continuando a vivere a lungo sulla pianta morta. Il nome deriva dalla lunghissima tradizione di utilizzare i tessuti del corpo fruttifero come esca per l’accensione del fuoco. Quattro pezzi di questo fungo erano nel corredo di Ötzi, l’uomo dell’età del rame, trovato conservato nel ghiacciaio del Similaun, nelle Alpi Retiche.
8 – Chiodino (Armillaria mella)
È un fungo parassita molto aggressivo, che attacca le radici delle piante fino ad ucciderle, restando poi come decompositore sulla pianta morta. Mediante cordoni di ife dette rizomorfi (= a forma di radici) il fungo si diffonde verso alberi vicini aggredendoli.
9 – Lichene giallo (Xanthoria parietina)
Questo lichene è una delle numerosissime specie che colonizza la corteccia degli alberi, prediligendo quelli morti o deperenti, che essendo privi, o poveri, di foglie, consentono a molta più luce di arrivare sulla corteccia rispetto ad un albero in pieno vigore. I licheni sono organismi simbionti costituiti da un fungo ed un alga o una colonia di cianobatteri, che costituisce l’elemento fotosintetico. Spesso alla simbiosi partecipano altri funghi e batteri, per cui da non molti anni sono visti come un ecosistema in miniatura a cui partecipano più specie in una complessa esistenza condivisa.
10 – Muschio (Phylum: Bryophyta)
Sono tra le prime piante ad avere conquistato la terra emersa, quasi trecento milioni di anni fa. La capacità di resistere a lunghi periodi asciutti e di rianimarsi appena questa torni disponibile, ne fa organismi perfettamente adatti a vivere in condizioni difficili, sopra muri, rocce e cortecce, di cui attivamente, con azione chimico-fisica, ne degradano la superficie, contribuendo alla formazione del suolo dove si insedieranno specie più complesse.
11 – Nottola comune (Nyctalus noctula)
È una delle specie di chirottero più grandi tra quelle presenti in Italia, predilige gli ambienti boscosi dove trova rifugio nelle cavità scavate dai picchi, come altre specie di pipistrelli forestali. Le cavità naturali degli alberi morti dovute a marcescenza, le fessure causate da cedimenti di rami o dove ha colpito il fulmine, le tasche tra la corteccia semistaccata e il legno sono situazioni dove le varie specie di pipistrello amano nascondersi durante il giorno.

